L’estate 2026 si sta rivelando una delle stagioni di incendi boschivi più impegnative mai registrate per il sud Europa e il nord Africa. Settimana dopo settimana, migliaia di vigili del fuoco forestali, squadre a terra, mezzi aerei e volontari lavorano in condizioni estreme per contenere un comportamento del fuoco che, sempre più spesso, supera la capacità di estinzione disponibile prima ancora che qualcuno possa affrontarlo.
La situazione, in breve
- La Spagna guida attualmente la classifica UE per superficie bruciata quest’anno, con un grande incendio che ha colpito congiuntamente Ávila e Madrid, tra numerosi altri grandi incendi nella penisola.
- La Francia combatte ogni giorno tra i 30 e i 40 incendi simultanei, con il fronte della Gironda, vicino a Bordeaux, che si distingue come il più grave dell’anno.
- L’Italia vive da settimane un’emergenza continua in Sicilia, con oltre 1.400 interventi dei Vigili del Fuoco dalla metà di luglio.
- Portogallo e Turchia hanno visto entrambi diminuire l’attività dopo aver portato sotto controllo i loro fronti più gravi delle ultime settimane.
- L’Algeria sta affrontando la crisi più dura del Mediterraneo meridionale, con decine di incendi attivi e intere comunità che si difendono con risorse molto limitate.
Secondo il sistema europeo EFFIS (Copernicus), la superficie bruciata nell’UE supera già la media storica degli ultimi due decenni, e le previsioni di pericolo di incendio restano estreme in gran parte della penisola iberica e del sud-ovest della Francia.
La prevenzione: la parte meno visibile della lotta agli incendi
Una volta che un incendio supera la capacità di estinzione, la finestra per agire in sicurezza si riduce drasticamente. Per questo il lavoro che fa davvero la differenza in una stagione come questa avviene quasi sempre mesi prima che venga dichiarata la prima fiamma: gestione forestale, discontinuità tagliafuoco, apertura di fasce perimetrali nelle zone di interfaccia urbano-forestale, e sistemi di individuazione precoce in grado di rilevare una scintilla prima che diventi un fronte ingestibile.
La prevenzione non è un gesto simbolico. È la differenza tra un incendio spento da una squadra di quattro persone in venti minuti e un incendio che, settimane dopo, costringe all’evacuazione di decine di migliaia di persone e alla mobilitazione di mezzi aerei da mezza Europa. Ogni campagna di sensibilizzazione, ogni bruciatura prescritta ben pianificata e ogni fascia di protezione attorno a una zona abitata riducono in modo misurabile il rischio che la prossima ondata di calore si trasformi in un’altra emergenza nazionale.
Un riconoscimento necessario per chi è in prima linea
Dietro ogni cifra di ettari bruciati ci sono migliaia di persone che affrontano turni estenuanti, con caldo estremo, fumo denso e giornate che si allungano con pochissimo riposo: squadre antincendio boschivo, vigili del fuoco, personale delle unità militari di emergenza, equipaggi aerei e volontari della protezione civile, tra molti altri. La cooperazione transfrontaliera mostrata quest’estate —con Grecia, Italia, Turchia e Portogallo che inviano mezzi in Spagna, o Italia e Spagna che sostengono il Portogallo settimane prima— ricorda che la lotta contro i grandi incendi boschivi non è più contenuta entro un’unica frontiera.
Questo sforzo collettivo merita un riconoscimento esplicito, non solo quando si verifica una tragedia, ma come parte abituale di come viene raccontata ogni stagione degli incendi.
Più caldo, più siccità, stagioni più lunghe
Gli studi di attribuzione climatica sulle ondate di calore record che hanno colpito l’Europa alla fine di giugno di quest’anno concordano sul fatto che episodi estremi di questo tipo sarebbero praticamente impossibili senza il cambiamento climatico di origine umana. Secondo il Servizio Copernicus sui Cambiamenti Climatici, l’Europa è il continente che si riscalda più velocemente al mondo, con temperature che aumentano a un ritmo più che doppio rispetto alla media globale.
Questa tendenza non aumenta solo il numero di giorni con rischio di incendio estremo: allunga anche la stagione su entrambi i fronti, anticipando i primi grandi incendi primaverili e ritardando la fine della campagna fino a ben dentro l’autunno. In definitiva, questa è la ragione di fondo per cui la prevenzione ha smesso di essere un’opzione ed è diventata la vera prima linea di difesa.
Quadro aggiornato al 27 luglio 2026, sulla base dei dati di EFFIS/Copernicus, delle autorità nazionali di Spagna, Francia, Italia, Portogallo e Turchia, e di World Weather Attribution. La situazione è in evoluzione giorno per giorno.